La comunicazione oggi parla alla pancia delle persone
Ecco come interpretare e comprendere il tipo di comunicazione in voga oggi, grazie a un piccolissimo questionario. Sapere se chi ti parla si rivolge al cervello, al cuore o alla pancia ti può aiutare a capire che cosa vuole da te


Riportiamo qui (a beneficio dei motori di ricerca) la frase che puoi leggere nell'immagine di apertura:
La comunicazione, oggi, è basata sull'emotività.
Ma sull'emotività immediata, che va diritta alla pancia.
Quella che non solo non passa dal cervello, ma che non raggiunge il cuore.
Alessandro Valli
Il fatto che la comunicazione sia indirizzata alla pancia, senza passare né dal cervello né dal cuore, ha risvolti importanti.
Prima di trattare questo punto, ti chiediamo tuttavia di aiutarci a chiarire il significato delle parole che usiamo, giusto per essere sicuri di usare un vocabolario comune.
Un questionario rapidissimo
Per interpretare correttamente il contenuto di un messaggio pubblicitario (uno spot televisivo o radiofonico, una pagina di giornale, uno spazio sul web) non sono necessarie grandi indagini sociologiche. È sufficiente prendere un po' di distanza e farsi tre domande.
- Mi ha dato informazioni dirette ed obiettive? Quali? Per citare ad esempio la vecchia pubblicità di una banca, lo spot basato sullo slogan "La mia banca è differente" non dice nulla né sui tassi applicati, né sui servizi offerti, né sulle condizioni. Non dice neppure in che cosa è differente né da chi. {modal content="BancaDifferente" title="La mia banca è differente"}Evita accuratamente qualunque informazione tecnica ed obiettiva.{/modal}{modalcontent BancaDifferente}L'esempio non implica alcun giudizio: è solo una rilevazione tecnica. Tra l'altro, qualcuno di noi è cliente di quella banca e ci si trova bene.{/modalcontent}
- Mi ha fatto nascere un sentimento? Quale? Talvolta il messaggio pubblicitario suscita sentimenti. È tuttavia bene distinguere tra sentimenti e sensazioni. Per sensazione intendiamo qui uno stato emotivo eccitato, quale rabbia, gioia, paura, serenità eccetera. Differisce da sentimento perché quest'ultimo ha sempre un complemento oggetto, cioè qualcuno che è destinatario del sentimento. I sentimenti sono meno manipolabili delle sensazioni.
- Mi ha provocato una reazione? Quale? Spesso i messaggi pubblicitari provocano reazioni, a volte molto sottili ma profonde. Le reazioni nascono dalle sensazioni, che spesso si nascondono dietro ai sentimenti ma che sono una cosa del tutto diversa. Ad esempio, alcuni spot a sostegno di fondazioni per la ricerca {modal content="ColpaVergogna" title="Dona ora"}fanno leva sul senso di colpa e sulla vergogna{/modal} per spingere a sovvenzionare la ricerca.{modalcontent ColpaVergogna}Anche in questo caso, non c'è alcun giudizio: solo una presa d'atto di una situazione. Avranno i loro buoni motivi per fare pubblicità di questo tipo, che evidentemente funziona meglio di altre.{/modalcontent}
Il primo tipo di comunicazione parla al cervello e si basa su contenuti obiettivi, verificabili e comparabili.
Il secondo tipo di comunicazione parla al cuore e si basa su contenuti di valori emotivi verso cose, persone o gruppi ben individuabili.
Il terzo tipo di comunicazione parla alla pancia e si basa su contenuti che fanno leva su moti d'animo generici e non individuabili (se non con un'analisi ti tipo psicoterapeutico), spesso refrattari a qualunque tentativo di chiarezza o di obiettività.
Il rischio della comunicazione alla pancia
Parlare alla pancia è pericoloso, perché provoca una reazione non mediata dalla ragione né dal sentimento. Anzi, spesso fa leva sulla rabbia, sul risentimento e sulla paura; guarda caso, sono le sensazioni che più si prestano ad essere manipolate: rendi rabbiosa, piena di risentimento e paurosa una persona e potrai farle fare ciò che vuoi.
Molte pubblicità commerciali usano questo schema: pensa ad esempio tutte quelle fintamente legate all'igiene della persona, che ci hanno ormai convinti che se non siamo asettici, levigati, lucidati, pitturati e profumati meritiamo di essere trattati da disadattati sociali. Ma gli esempi sono innumerevoli, in qualunque campo.
Non è una questione di valori, ma di consapevolezza
La pubblicità commerciale, qualunque pubblicità commerciale, ha un solo scopo: vendere prodotti o servizi. Nient'altro. Lo scopo della pubblicità commerciale non è informare, non è fare cultura, non è assicurare una vita migliore. È vendere.
E in questo non c'è nulla di sbagliato. Il dramma si svolge quando le persone (cioè noi, tu) si dimenticano di questo e credono che ciò che viene comunicato attraverso la pubblicità sia verità di fede e che lo scopo sia altro che vendere.
Perché tra la comunicazione commerciale c'è anche quella politica. Purtroppo la politica è strettamente connessa con gli affari, al punto che spesso la politica viene usata per assicurarsi una carriera, appalti e buoni affari.
Anche in questo, nulla di nuovo: già in epoca romana i politici eletti dal popolo si sostenevano grazie ai clientes, coloro che prestavano al candidato il loro appoggio in cambio di una politica a loro favore.
Ma un conto è fare attività di lobby (diremmo oggi) e un conto è manipolare la percezione delle persone per far vincere questo o quel partito politico, questo o quel candidato.
Ma che cosa c'entrano tutti questi (tristi) discorsi con Studio Rosa Pristina?
La comunicazione e Studio Rosa Pristina
Anche noi facciamo comunicazione per alcuni dei nostri clienti. E cerchiamo di farla in modo che arrivi ai clienti dei nostri clienti.
Se oggi la maggior parte delle persone è sensibile solo a un certo tipo di pubblicità, ci dobbiamo adeguare. Ma cerchiamo di farlo sempre senza esagerare, mirando alla pancia solo per attirare l'attenzione e cercando poi di corroborare il messaggio pubblicitario con contenuti che si rivolgano sia al cervello (per fornire dati verificabili) sia al cuore (perché siamo persone che parlano a persone).
Oggi siamo abituati a messaggi visivi che dia sensazioni. Quando prepariamo il piano editoriale di comunicazione e di presenza digitale prevediamo la costruzione di immagini e video destinati soprattutto ai social network, che spingano però chi è interessato ad approfondire il messaggio sul blog aziendale, dove la comunicazione è più di contenuto che di sollecitazione viscerale.
Crediamo che sia anche una questione di immagine aziendale: vuoi essere un'azienda che tratta i propri clienti da bambini (spaventandoli con l'equivalente moderno del "se non fai così viene il lupo") o un'azienda che tratta i propri clienti da persone adulte?
Un esempio di comunicazione alla pancia: la recensione di Samuel Stern 7
Claudio Romeo, titolare di Studio Rosa Pristina, ha recentemente scritto sul suo blog una recensione del numero 7 di Samuel Stern, un fumetto horror.
Per i social network ha però realizzato una videorecensione che in realtà è una sorta di trailer cinematografico, di stampo smaccatamente viscerale: questo video dice ben poco dell'opera in sé e dice meno di niente riguardo alle opinioni di Claudio Romeo su di essa. Però forse è ciò che serve per attirare l'attenzione. Puoi guardare tu stesso il video.

Se il video ti ha incuriosito puoi leggere la recensione sul blog di Claudio Romeo.
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